Contesto di Riferimento - MEDI

 

In tutto il mondo, secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (OIM), i migranti sono 214 milioni e l’Unione Europea, dove vivono quasi 15 milioni di persone nate all’estero e diventate cittadine di uno degli Stati membri, è, insieme al Nord America, la più grande area di arrivo. Nel contesto della mobilità internazionale non bisogna dimenticare i rifugiati, una categoria tutelata con particolare attenzione dalle convenzioni internazionali, i cui flussi sono determinati da complessi fattori che pongono in pericolo la loro vita. Nel 2025, l’UE a 15 dovrebbe diventare un’area di ancora maggiore sbocco dei migranti internazionali, richiamando, insieme a un gruppo di altri paesi (USA, Canada, Australia, Russia e Giappone), 6-7 milioni di persone l’anno. Ancor più sorprendente è che la Cina, tradizionalmente paese di emigrazione, dovrebbe diventare il polo di massima attrazione per i migranti internazionali, con un afflusso di 12 milioni di lavoratori l’anno. Nel complesso i flussi internazionali aumenterebbero di 4-5 volte, e la stessa Romania, insieme alla Moldavia, sarebbe destinata a trasformarsi in un paese di immigrazione.

In Italia, nel 2025, gli stranieri, al netto di quelli che diventeranno cittadini italiani, saranno 12,4 milioni, con un’incidenza del 18,4% sui residenti, superando così la presenza e l’incidenza degli stranieri nella stessa Germania. L’ISTAT, per il 2065, ci rende una fotografia in cui la popolazione residente straniera sarà di 14,1 milioni (con una forbice compresa tra i 12,6 e i 15,5 milioni) e la sua incidenza si collocherà tra il 22% e il 24%. Il fenomeno delle migrazioni impressiona per la quantità di persone coinvolte, per le problematiche sociali, economiche, politiche, culturali e religiose che solleva, per le sfide drammatiche che pone alle comunità nazionali e a quella internazionale. Un fenomeno sociale di natura così epocale richiede una forte e lungimirante politica di cooperazione internazionale per essere adeguatamente affrontato. Tale politica va sviluppata a partire da una stretta collaborazione tra i Paesi da cui partono i migranti e i Paesi in cui arrivano; va accompagnata da adeguate normative internazionali in grado di armonizzare i diversi assetti legislativi, nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di approdo degli stessi emigrati.

Nessun Paese da solo può ritenersi in grado di far fronte ai problemi migratori del nostro tempo.

Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione. Affrontare il problema dell’immigrazione, significa anche, al di là delle continue emergenze legate agli sbarchi, intervenire sui migranti accolti. Trasformare una realtà multiculturale (una sovrapposizione di collettività dalle culture differenti) in una realtà interculturale (da intendere in senso dinamico, per cui le collettività interagiscono, si intersecano, si confrontano e collaborano) è la filosofia del Master. Il Master risponde alla crescente domanda di comprensione, analisi e formazione generata dalla globalizzazione delle migrazioni, dal radicamento delle popolazioni immigrate in Italia e in Europa, dalla crescente importanza di questa tematica sulla scena pubblica. Il Master si fonda sulla consapevolezza che l’integrazione dei migranti nella nostra società è un processo dinamico e bilaterale, nel quale risulta di fondamentale importanza lavorare affinché la società ospitante abbia una percezione realistica e non distorta dell’apporto dei cittadini stranieri, evidenziando come il loro contributo possa diventare una risorsa per tutti. Il Master mira alla formazione di esperti dell’immigrazione e delle relazioni interculturali, destinati ad operare con funzioni di ricerca, orientamento, progettazione di interventi, gestione di servizi, monitoraggio, nelle istituzioni pubbliche, nel terzo settore e nel privato. Non affronta soltanto tematiche relative ai processi migratori e al loro indotto, ma prepara esperti in grado di ideare e organizzare interventi volti al superamento dei conflitti e alla valorizzazione delle risorse umane, attingendo ai diversi campi di conoscenza relativi alle culture e tradizioni nel contesto della globalizzazione.